Soluzioni per l'isolamento di coperture, pareti e pavimenti

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MURATURE MASSIVE E COMFORT SOSTENIBILE IN CLIMA MEDITERRANEO

MURATURE MASSIVE E COMFORT SOSTENIBILE IN CLIMA MEDITERRANEO

di Giuseppe Margani
Dipartimento di Architettura ed Urbanistica, Università degli Studi di Catania

IL CONSUMO ENERGETICO DEGLI EDIFICI

Oggi, i paesi industrializzati coprono l’80-85% del proprio fabbisogno energetico mediante l’impiego di combustibili fossili (petrolio, gas, carbone; Fig. 1). Tuttavia, la disponibilità di tali combustibili
tende ad esaurirsi, a dispetto di una domanda di energia sempre crescente, soprattutto da parte degli stati asiatici (Fig. 2). Ciò comporterà inevitabilmente un incremento insostenibile dei prezzi, in particolare del petrolio e dei suoi derivati.
A fronte di un aumento incontrollato del prezzo del greggio, le uniche alternative possibili saranno:
1. utilizzare fonti energetiche rinnovabili;
2. migliorare l’efficienza energetica.
In caso contrario, sarà necessario che i Paesi più ricchi, e quindi più energivori, limitino drasticamente
la capacità produttiva o i livelli di comfort.

Fig. 1 – Evoluzione dei consumi mondiali di energia primaria 1983-2008 in Mtep, con distinzione del tipo di risorsa
(BP Statistical review of world energy, 2009).
Fig. 2 – Consumi mondiali di energia primaria 1998-2008 in Mtep1 (elaboraz. su dati BP Statistical review of world
energy, 2009).

Alle problematiche di tipo economico e sociale, si aggiungono quelle di carattere ambientale: l’uso indiscriminato dei combustibili fossili sta producendo sul pianeta alterazioni ecologico-ambientali preoccupanti, dovute all’intensificarsi dell’effetto serra; quest’ultimo provoca, a sua volta, un incremento della temperatura media terrestre, il cosiddetto “riscaldamento globale”. Tale fenomeno, alterando le attuali condizioni climatiche del pianeta e modificando il volume dei ghiacciai e degli oceani, può avere conseguenze disastrose per l’ecosistema mondiale. L’adozione di fonti di energia alternative e sostenibili comporta quindi un duplice vantaggio:
• far fronte alla crisi energetica dovuta al progressivo esaurimento delle riserve di combustibili fossili;
• evitare rischi di catastrofi ambientali.
Tra le potenziali fonti energetiche alternative, è problematico puntare sul nucleare, il quale, pur presentando una buona efficienza e assicurando emissioni di CO2 potenzialmente trascurabili, produce tuttavia scorie radioattive che costituiscono un’eredità estremamente pesante per le generazioni future; un’eredità che, con le attuali procedure di smaltimento, si estinguerebbe in oltre 100.000 anni.
L’obiettivo dev’essere quindi quello di affidarsi a fonti non solo rinnovabili, ma a anche “pulite”, sostenibili, che non determinino rilevanti squilibri ambientali, come l’energia solare, eolica, geotermica, idroelettrica, marina, da biomasse e da rifiuti.
Questo obiettivo è stato peraltro accolto dall’UE, che nel marzo 2007 ha varato un pacchetto integrato di azioni, sintetizzato con la sigla “20-20-20”, il quale mira, entro il 2020, al raggiungimento di un triplice traguardo da parte degli Stati membri:
1. produzione energetica da fonti rinnovabili pari al 20% del consumo interno lordo di energia;
2. risparmio del 20% rispetto ai consumi previsti al 2020;
3. riduzione del 20% delle emissioni dei gas serra rispetto ai livelli del 1990.
L’Italia sta lentamente cercando di emanciparsi dall’impiego di combustibili fossili e dalla forte dipendenza energetica dall’estero (attestatasi negli ultimi 4 anni intorno all’85%, contro il 50% della media europea).
Nonostante gli sforzi compiuti, i dati non sono ancora confortanti. Ciò è evidenziato da una inattesa diminuzione (dal 1997 al 2007, in parte compensata nel 2008) della produzione elettrica da fonti rinnovabili rispetto al totale della produzione nazionale (Fig. 3). Tale diminuzione è imputabile
sia all’aumento dei consumi, sia alla riduzione negli anni della fornitura idroelettrica (che ancora offre di gran lunga il maggior contributo alla produzione rinnovabile nazionale); riduzione dovuta soprattutto alle disposizioni legislative giustamente emanate per garantire il “minimo deflusso vitale” negli alvei.

Fig. 3 – Incidenza percentuale della produzione lorda rinnovabile rispetto alla produzione lorda totale di energia elettrica
in Italia dal 1997 al 2008 (GSE, Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia, 2008).
Il nostro Paese pertanto, pur avendo superato nel 2008 la media europea, resta lontano dall’obiettivo del 22% al 2010, indicato per l’Italia dalla direttiva comunitaria 2001/77/CE, e soprattutto si trova notevolmente indietro rispetto alle nazioni più “virtuose”, come l’Austria, i Paesi scandinavi e il Portogallo (Fig. 4).
Fig. 4 – Incidenza percentuale della produzione lorda rinnovabile rispetto alla produzione lorda totale di energia elettrica
nell’UE15 nel 2008 (elaboraz. su dati GSE, Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia, 2008).

Fig. 4 – Incidenza percentuale della produzione lorda rinnovabile rispetto alla produzione lorda totale di energia elettrica nell’UE15 nel 2008 (elaboraz. su dati GSE, Statistiche sulle fonti rinnovabili in Italia, 2008).
Sulla base dei dati desunti dal bilancio energetico nazionale del 2008, l’incidenza delle fonti rinnovabili sulla disponibilità totale in Italia scende poi addirittura all’8,9%.
Sempre secondo gli stessi dati, gli usi civili risultano altamente energivori: il consumo nel settore del residenziale e del terziario è infatti pari al 32,1% del bilancio energetico complessivo, e di tale aliquota, circa i due terzi (@22% del totale) sono dovuti alla climatizzazione. A ciò si aggiunga il fatto che in tali settori il 65,9% del fabbisogno (@21% del consumo globale) è coperto dagli idrocarburi, cioè da fonti inquinanti.
Va inoltre osservato che, secondo stime ENEA del 2004, a fronte di un costo di costruzione che in termini energetici si aggira intorno a 5,5 Tep, in Italia un’abitazione da 90÷100 m2 richiede, per il solo riscaldamento, mediamente 1 Tep all’anno. Se a quelli del riscaldamento si aggiungono anche gli altri consumi di gestione (raffrescamento, usi elettrici obbligati, manutenzione, ristrutturazione, ecc.), si può concludere che in appena 3 anni un’abitazione brucia la stessa energia necessaria a realizzarla.

Intervenire sui consumi civili in termini di sostenibilità e di efficienza è quindi numericamente significativo, soprattutto in uno scenario di crescita continua del fabbisogno energetico. A tal proposito infatti le stime al 2020, redatte dalla Commissione Europea sul risparmio potenziale dei consumi di energia, ammontano al 27% per gli edifici residenziali e al 30% per gli edifici commerciali. Occorre a questo punto sottolineare che, mentre nel settore commerciale le maggiori opportunità di risparmio sono offerte dal miglioramento dei sistemi di gestione dell’energia, per quello residenziale il problema cruciale è dato dalla scelta di una corretta soluzione dell’involucro edilizio.
Proprio in quest’ottica, nel seguito vengono presi in esame i benefici, in termini di risparmio energetico e di comfort termico, che derivano dall’impiego di chiusure verticali massive in laterizio, le quali, come si vedrà, risultano particolarmente vantaggiose nel clima mediterraneo.

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